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CONSEGNATO IL PIANO PASTORALE SULLA LITURGIA

Nel corso della celebrazione nella cattedrale ordinati diaconi: Francesco Brenci, Fabrizio Cerasa, Simone Petrosino e Dario Tofi


 ASSISI – La liturgia è stata al centro dei due importanti momenti vissuti, sabato 23 e domenica 24 settembre, dalla diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino con l’assemblea diocesana che ha visto la partecipazione del vescovo di Tortona monsignor Vittorio Viola e la consegna della lettera pastorale dal titolo “Adorate in spirito e verità”, avvenuta durante la celebrazione eucaristica che ha visto l’ordinazione di quattro diaconi (Francesco Brenci, Fabrizio Cerasa, Simone Petrosino e Dario Tofi) e l’inizio del triennio dedicato alla liturgia. All’inizio della celebrazione eucaristica il vescovo, monsignor Domenico Sorrentino, ha sottolineato che “siamo all’inizio di un nuovo tratto del cammino pastorale della nostra chiesa. Comincia oggi il nostro triennio dedicato alla liturgia cioè a ciò che è fondamento e culmine di tutta la nostra vita cristiana”. Dopo la lettura del Vangelo sono seguite la liturgia dell’ordinazione con la presentazione e elezione dei futuri diaconi e l’omelia. “La liturgia – ha affermato il vescovo durante l’omelia – è da sempre al centro della vita cristiana. Da cinquanta anni la chiesa ce l’ha restituita in una maniera che ci è divenuta ormai familiare. Stiamo imparando a viverla con una partecipazione articolata di ministeri. Tuttavia c’è ancora molto da fare. Dobbiamo chiederci se ne abbiamo compreso fino in fondo lo spirito. Tra poco vi consegnerò la lettera pastorale – ha spiegato Sorrentino - che ci sarà da guida per il prossimo triennio. Nei primi due capitoli mi interrogo e vi interrogo soprattutto su questa domanda ‘Abbiamo compreso davvero che cosa è la liturgia, quale è il suo spirito, quale è la posta in gioco delle nostre celebrazioni?’. Fin dall’inizio insisterò sul fatto, partendo dalla Parola di Dio, che dobbiamo imparare a celebrare in modo tale che la liturgia non si riduca alla celebrazione, ma diventi vita, sia preceduta dalla vita e porti alla vita. Il centro della liturgia cristiana è l’eucaristia che significa grazie, rendimento di grazie. Quando parliamo di liturgia prima di parlare di quel che noi facciamo, che noi operiamo, dobbiamo accogliere ciò che Dio opera in noi. La liturgia – ha proseguito - è Dio che scende in mezzo a noi è Dio che ci vuole toccare e che vuole essere toccato, poi una volta che è stato da noi toccato prendendoci in sé torna al Padre portandoci tutti a lui. C’è un mistero dentro la liturgia. É Dio che si coinvolge nella nostra realtà. Gesù prega in noi e con noi coinvolgendoci”. Poi rivolgendosi in particolare ai neo-diaconi il vescovo ha detto che “vorrei dire ai nostri quattro diaconi quello che il Signore vi chiede attraverso la Chiesa. Per secoli i sacerdoti hanno operato in una società di massa, ma intessuta di familiarità. Allora la comunità poteva contare su tantissime, larghe famiglie che consentivano a ciascuno di sentirsi accolto, amato. Oggi siamo in una comunità che diventa sempre più una comunità di separati. Non siete ordinate per fare le belle statuine sull’altare. Siete ordinati per il popolo di Dio, per aiutare la comunità cristiana a crescere come famiglia e per interessarvi dei più poveri della comunità”. 

Dopo l’omelia sono seguite le interrogazioni e la promessa di obbedienza, l’imposizione delle mani da parte del vescovo sul capo degli eletti e la preghiera di ordinazione. Successivamente si sono succeduti i riti esplicativi con la vestizione degli abiti diaconali, la consegna del libro dei Vangeli e l’abbraccio di pace tra il vescovo e ciascun ordinato. Al termine della celebrazione il vescovo ha consegnato la lettera pastorale ai presbiteri concelebranti, ai diaconi, ad alcuni rappresentanti dei laici, ai religiosi e alle religiose e ad alcuni collaboratori della Curia.

Nella lettera il vescovo ha messo in evidenza il significato profondo della liturgia e soprattutto del giorno del Signore. “La domenica è il primo non l’ultimo giorno della settimana – ha sottolineato il vescovo. La traduzione secolare della domenica – il week end, appunto – non manca di valori (riposo, distensione, festa) che possono essere ben coniugati con il senso del ‘giorno del Signore’, ma diventa un tradimento se smarrisce il senso proprio della fede. Nella nostra assemblea diocesana – sottolinea il vescovo - si è lamentato, a tal proposito, non solo la difficoltà derivante da quanto avviene in ambito commerciale, con l’apertura festiva di tutti gli esercizi, ma anche ciò che si verifica sempre di più nel mondo giovanile, per l’organizzazione di attività sportive in orari che impediscono la partecipazione all’Eucaristia domenicale. Occorre una più acuta coscienza, anche sociale, dell’importanza di questo giorno. Se anche noi cristiani ce lo lasciamo “scippare” da una cultura mercantile che non conosce riposo, se non facciamo resistenza a questo appiattimento del tempo, che corrode il nostro spirito e i nostri rapporti- aggiunge ancora monsignor Sorrentino - siamo responsabili non solo di un grande decadimento della fede, ma anche di un grande declino dell’umano e della civiltà. Difendendo la domenica, noi operiamo a vantaggio di tutti, per una società più umana, capace di superare il meccanismo della pura funzionalità per aprire spazi di spiritualità, di “vivibilità”, di relazioni fraterne. Alcuni lavori, certo sono indispensabili anche di domenica. Ma è necessario che si ricrei un clima generale che sappia restituire valore alla famiglia, alla distensione, persino al gioco, dando a tutto un senso profondo”. 






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